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Langdon, Ambra e padre Beña scesero sottoterra lungo la scala che descriveva un ampio arco elegante prima di arrivare nella cripta.
“Una delle più grandi d’Europa” pensò Langdon ammirando il vasto spazio circolare. Esattamente come ricordava, il mausoleo sotterraneo della Sagrada Família era una rotonda dal soffitto alto e ospitava panche per qualche centinaio di fedeli. Lanterne a olio dorate, poste tutto attorno, illuminavano un pavimento a mosaico con motivi di viticci contorti, tralci, foglie e altri soggetti della natura.
Letteralmente, una cripta era un luogo “nascosto”, e Langdon trovava quasi inconcepibile che Gaudí fosse riuscito a occultare un ambiente di quelle dimensioni sotto la basilica. Era completamente diversa dall’allegra “cripta pendente” della Colònia Güell; questa era un’austera sala neogotica con colonne dai capitelli frondosi, archi a sesto acuto e volte ornate. L’aria era immobile e aveva un sentore di incenso.
Ai piedi della scala, una nicchia profonda si apriva sulla sinistra. Il pavimento di marmo bianco sosteneva una lastra orizzontale marrone poco appariscente, circondata da lumi.
“Eccolo” comprese Langdon leggendo l’iscrizione.
ANTONIUS GAUDÍ
Mentre esaminava il luogo dove riposava Gaudí, provò di nuovo un forte senso di perdita per la morte di Edmond. Alzò gli occhi sulla statua della Vergine Maria sopra la tomba, il cui piedistallo recava un simbolo poco familiare.
“Non è possibile.”
Langdon osservò lo strano segno.

Di rado Langdon incontrava un simbolo che non riusciva a identificare. In quel caso, si trattava della lettera greca lambda… che, nella sua esperienza, non era presente nella simbologia cristiana. La lambda era un simbolo scientifico, diffuso nel campo dell’evoluzione, della fisica delle particelle e della cosmologia. Era ancora più strano che fosse sormontata da una croce cristiana.
“La religione sostenuta dalla scienza?” Langdon non aveva mai visto niente del genere.
«Sconcertato da quel simbolo?» gli domandò padre Beña, arrivandogli di fianco. «Lei non è l’unico. Sono in molti a chiedermi spiegazioni. Non è altro che un’interpretazione tipicamente modernista di una croce in cima a una montagna.»
Langdon si avvicinò di qualche centimetro, notando solo in quel momento tre stelle leggermente dorate a completamento del simbolo.

“Tre stelle in quella posizione” pensò Langdon riconoscendo subito la croce in cima al monte Carmelo. «È una croce carmelitana.»
«Esatto. Il corpo di Gaudí giace sotto la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.»
«Gaudí era un carmelitano?» Langdon faceva fatica a immaginare che l’architetto modernista avesse aderito alla rigida interpretazione del cattolicesimo di un ordine di frati del XII secolo.
«Certamente no» rispose padre Beña ridendo. «Ma lo era chi lo assistette. Un gruppo di carmelitane visse con Gaudí e si occupò di lui negli ultimi anni della sua vita. Le suore pensarono che lui avrebbe apprezzato di essere vegliato anche nella morte, e fecero la donazione generosa di questa cappella.»
«Un gesto premuroso» disse Langdon, rimproverandosi per avere male interpretato un simbolo così innocente. A quanto pareva, tutte le teorie complottiste circolate quella notte avevano indotto anche lui a evocare fantasmi dal nulla.
«È quello il libro di Edmond?» chiese Ambra all’improvviso.
Entrambi si girarono e videro che indicava un punto in ombra alla destra della tomba di Gaudí.
«Sì» rispose padre Beña. «Scusate se la luce è così debole.»
Ambra si precipitò verso la teca. Langdon la seguì con lo sguardo e si accorse che il libro era stato relegato in una zona oscura della cripta, messa in ombra da un pilastro massiccio alla destra della tomba di Gaudí.
«Di solito in quel punto esponiamo degli opuscoli informativi» spiegò padre Beña «ma li ho spostati altrove per fare spazio al libro del signor Kirsch. Sembra che non se ne sia accorto nessuno.»
Langdon si affrettò a raggiungere Ambra davanti a una teca simile a una stia, con un vetro inclinato come coperchio. Dentro, aperta alla pagina centosessantatré, appena visibile nella luce fioca, c’era una massiccia edizione rilegata delle opere di William Blake.
Come aveva anticipato padre Beña, la pagina non conteneva una poesia, ma un’illustrazione di Blake. Langdon si era domandato quale rappresentazione di Dio aspettarsi, tra le tante realizzate da Blake, ma non si era immaginato certo quella.
“L’antico dei giorni” pensò Langdon, socchiudendo gli occhi per guardare meglio nell’oscurità la famosa incisione a colori del 1794 di Blake.
Langdon era sorpreso che padre Beña l’avesse definita “un’immagine di Dio”.
Bisognava riconoscere che, a prima vista, l’illustrazione sembrava davvero ritrarre l’archetipo del Dio cristiano – un vecchio con la barba e i capelli bianchi, appollaiato sulle nuvole e proteso verso la terra –, eppure sarebbe bastata a padre Beña qualche ricerca per scoprire che si trattava invece di Urizen, una divinità evocata dall’immaginazione visionaria dello stesso Blake, rappresentato mentre misurava i cieli con un enorme compasso da architetto, per rendere omaggio alle leggi scientifiche dell’universo.
L’opera era così futuristica nello stile che, secoli dopo, il famoso fisico e ateista Stephen Hawking l’aveva scelta come immagine di copertina del suo saggio Dio creò i numeri interi. Inoltre il demiurgo senza tempo di Blake vegliava sull’ingresso del Rockefeller Center a New York, dove guardava dall’alto di una scultura liberty dal titolo Wisdom, Light and Sound.
Langdon continuò a osservare il libro di Blake, chiedendosi di nuovo perché Edmond si fosse impegnato tanto per farlo esporre lì.
“Puro desiderio di vendetta? Uno schiaffo alla cristianità? La guerra di Edmond contro la religione non conosce tregua” pensò guardando l’Urizen di Blake.
La ricchezza aveva permesso a Edmond di fare qualsiasi cosa desiderasse nella vita, anche esporre arte blasfema nel cuore di una chiesa cristiana.
“Rabbia e rancore” rifletté poi. “Forse la spiegazione è semplice.” Edmond, a torto o a ragione, aveva sempre incolpato le istituzioni religiose della morte della madre.
«Certo» disse padre Beña «sono pienamente consapevole che questa illustrazione non ritrae il Dio cristiano.»
Langdon si voltò verso l’anziano reverendo, sorpreso. «Come?»
«Sì, il signor Kirsch è stato piuttosto franco al riguardo, anche se non ce n’era bisogno: conosco bene le idee di Blake.»
«Eppure non le ha creato problemi esporre il libro?»
«Professore» sussurrò il reverendo, accennando un sorriso. «Questa è la Sagrada Família. Entro queste mura Gaudí ha mescolato Dio, scienza e natura. Il tema di questa illustrazione non è niente di nuovo per noi.» Gli brillarono gli occhi, con aria complice. «Non tutto il clero è progressista come lo sono io, ma lei sa bene che, per tutti noi, la cristianità è una continua ricerca.» Sorrise con dolcezza, indicando di nuovo il libro con un cenno. «Sono contento che il signor Kirsch abbia almeno acconsentito a non esporre la sua scheda con il libro. Tenendo conto della reputazione che aveva, non so bene come avrei potuto fornire delle spiegazioni, soprattutto dopo la presentazione di questa sera.» Fece una pausa, e la sua espressione tornò seria. «Però ho la sensazione che questa illustrazione non sia quello che speravate di trovare, o sbaglio?»
«No, ha ragione. Stiamo cercando un verso di una poesia di Blake.»
«“Tigre, tigre, che bruci luminosa”?» suggerì padre Beña. «“Nelle foreste della notte”?»
Langdon sorrise, colpito che il reverendo conoscesse a memoria il primo verso della poesia più famosa di Blake: sei strofe di dubbi religiosi, in cui il poeta si domandava se lo stesso Dio che aveva creato la terribile tigre potesse avere creato anche il docile agnello.
«Padre Beña?» chiese Ambra accovacciandosi per guardare meglio attraverso il vetro. «Non è che per caso ha con sé un cellulare o una torcia?»
«No, mi dispiace. Vuole che prenda un lume dalla tomba di Antoni?»
«Sì, grazie» disse Ambra. «Mi servirebbe proprio.»
Padre Beña corse a prenderlo.
Non appena si fu allontanato, Ambra si affrettò a sussurrare a Langdon: «Robert! Edmond non ha scelto la pagina centosessantatré per l’illustrazione!».
«Cosa intendi? Non c’è nient’altro in quella pagina.»
«È una trovata astuta.»
«Non ti seguo» disse Langdon guardando l’incisione.
«Edmond ha scelto la pagina centosessantatré perché è impossibile esporla senza mostrare contemporaneamente quella accanto… la centosessantadue!»
Langdon spostò lo sguardo a sinistra per esaminare il foglio che precedeva L’antico dei giorni. Alla luce fioca non riusciva a distinguere granché, tranne che sembrava riempita da un testo fitto e minuto, scritto a mano.
Padre Beña tornò con il lume e lo porse ad Ambra, che lo avvicinò al libro. Quando un chiarore tenue si diffuse sul tomo aperto, Langdon trattenne il fiato.
La pagina a fianco era effettivamente di solo testo – calligrafato, come tutti quelli di Blake – e i margini erano abbelliti con disegni, cornici e immagini varie. Cosa ancora più importante, però, il testo sembrava organizzato in eleganti strofe di poesia.
Direttamente sopra la cripta, nel corpo centrale della basilica, la guardia reale Díaz camminava avanti e indietro nell’oscurità, chiedendosi dove fosse finito il suo collega.
“Fonseca dovrebbe essere di ritorno, ormai.”
Quando il cellulare che teneva in tasca cominciò a vibrare, pensò che fosse Fonseca che lo chiamava ma, guardando il display, lesse un nome che non si aspettava di vedere.
Mónica Martín
Non riusciva proprio a immaginare che cosa volesse da lui la responsabile delle relazioni pubbliche ma, di qualunque cosa si trattasse, avrebbe dovuto chiamare direttamente Fonseca. “È lui il capo della squadra.”
«Sì?» rispose. «Sono Díaz.»
«Díaz, sono Martín. Le passo una persona che vorrebbe parlarle.»
Un attimo dopo sentì una forte voce familiare in linea. «Díaz, sono il comandante Garza. Per favore, mi confermi che la signorina Vidal sta bene.»
«Sì, comandante» si affrettò a dire Díaz, e per un riflesso condizionato si mise subito sull’attenti sentendo la voce di Garza. «La signorina Vidal sta benissimo. In questo momento io e la guardia Fonseca siamo con lei dentro la…»
«Non lo dica su una linea telefonica non sicura» lo interruppe bruscamente Garza. «Se si trova in un luogo protetto, tenetela lì. Non vi muovete. Sono sollevato di essere riuscito a parlare con lei. Abbiamo cercato di chiamare Fonseca, ma non ha risposto. È lì?»
«Sì, comandante. Si è allontanato un attimo per fare una telefonata ma dovrebbe tornare…»
«Non ho tempo di aspettare. Al momento sono in stato di fermo, e sto parlando con il cellulare di Mónica Martín. Mi ascolti attentamente. La storia del rapimento, come senz’altro avrete capito, è completamente falsa. E ha messo in pericolo la signorina Vidal.»
“Non ha idea di quanto” pensò Díaz, ricordando la scena concitata sul tetto della Pedrera.
«Altrettanto falsa è la notizia che io abbia incastrato il vescovo Valdespino.»
«Lo immaginavo, comandante, però…»
«Io e Martín stiamo cercando di capire come gestire al meglio la situazione ma, finché non avremo preso una decisione, dovete tenere la futura regina in un luogo nascosto, al riparo dall’attenzione. È chiaro?»
«Certo, comandante. Ma chi ha dato questi ordini?»
«Non posso dirglielo al telefono. Obbedisca e tenga la signorina Vidal lontano dai media e dai pericoli. Martín vi terrà aggiornati sugli sviluppi.»
Garza chiuse la telefonata, e Díaz rimase da solo al buio, cercando di capire il senso di quella chiamata.
Mentre infilava una mano nella giacca per mettere via il cellulare, sentì un fruscio di stoffa dietro di sé. Quando si voltò, due mani bianche emersero dall’oscurità e gli afferrarono la testa. Con una rapidità fulminea, la torsero di scatto da un lato.
Díaz sentì schioccare il collo e un calore devastante gli inondò il cranio.
Poi diventò tutto nero.