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In mezzo al vortice d’aria, Ambra sentì le braccia di Langdon che la sollevavano e la spingevano verso le mani tese di Díaz, sull’elicottero che si librava in aria.
Era troppo intontita per protestare.
«È ferita!» gridò Langdon mentre saliva a bordo dopo di lei.
L’elicottero si alzò subito in volo, allontanandosi dal tetto e lasciandosi dietro un piccolo esercito di poliziotti confusi, che guardavano per aria.
Fonseca chiuse il portellone dell’abitacolo e andò a sedersi davanti, accanto al pilota. Díaz scivolò di fianco ad Ambra per esaminarle il braccio.
«È solo un graffio» disse lei con aria assente.
«Vado a prendere la cassetta di pronto soccorso.» Díaz si diresse verso il fondo dell’abitacolo.
Langdon era seduto di fronte ad Ambra, dando le spalle al pilota. Rimasti soli, lui la guardò negli occhi e le rivolse un sorriso sollevato. «Sono felice che tu stia bene.»
Ambra rispose con un leggero cenno.
Senza darle il tempo di ringraziarlo, Langdon si chinò in avanti e le sussurrò in tono eccitato: «Credo di avere trovato il nostro poeta misterioso». Gli brillarono gli occhi, pieni di speranza. «William Blake. C’era una copia delle sue opere nella biblioteca di Edmond… e molte sono profezie!» Langdon allungò una mano verso di lei. «Dammi il cellulare di Edmond… chiederò a Winston di cercare nelle poesie di Blake tutti i versi di quarantasette lettere!»
Ambra guardò il palmo teso di Langdon e provò un forte senso di colpa. Si allungò in avanti e gli strinse la mano. «Robert» gli disse con un sospiro di rammarico. «Il cellulare di Edmond non c’è più. È caduto dal tetto della Pedrera.»
Langdon rimase a fissarla e Ambra si accorse che era sbiancato. “Mi dispiace tanto, Robert.” Vide che lui si stava sforzando di dare un senso a quella notizia e di capire cosa comportasse per loro la perdita di Winston.
Nella cabina di pilotaggio, Fonseca stava gridando nel cellulare: «Confermo che sono entrambi salvi a bordo! Preparate il piano di volo per Madrid. Contatterò immediatamente il Palazzo per allertarli che…».
«Non è il caso!» gridò Ambra alla guardia. «Non vado a Palazzo!»
Fonseca coprì il microfono del telefono e si voltò verso di lei. «Certo che ci andrà! Questa sera ho avuto l’ordine di garantire la sua sicurezza. Non si sarebbe mai dovuta sottrarre alla mia protezione. È fortunata che sono riuscito ad arrivare in tempo per salvarla.»
«Salvarmi?» esclamò Ambra. «Questo salvataggio si è reso necessario solo perché il Palazzo ha raccontato delle bugie ridicole sul fatto che il professor Langdon mi ha rapito… e lei sa bene che non è vero! Il principe Julián è davvero così disperato da voler mettere in pericolo la vita di un uomo innocente? Per non parlare della mia, di vita?»
Fonseca la fissò intensamente, poi si voltò di nuovo.
In quel momento Díaz tornò con la cassetta di pronto soccorso. «Signorina Vidal» le disse sedendosi accanto a lei «la prego di capire che questa notte la nostra catena di comando è stata sconvolta a causa dell’arresto del comandante Garza. In ogni caso voglio che lei sappia che il principe Julián non c’entra niente con la dichiarazione ufficiale fatta ai media. In realtà non abbiamo neppure la certezza che il principe sia al corrente di cosa sta succedendo in questo momento. È da più di un’ora che non riusciamo a contattarlo.»
«Cosa?» Ambra lo fissò. «Dove si trova?»
«La sua posizione attuale non è nota» rispose Díaz «ma quello che ci ha comunicato all’inizio della serata è inequivocabile. Il principe non vuole che lei corra pericoli.»
«Se è così» intervenne Langdon, riscuotendosi di colpo dai suoi pensieri «riportare la signorina Vidal a Palazzo sarebbe un errore terribile.»
Fonseca si voltò di scatto. «Che cosa ha detto?»
«Non so da chi lei prenda ordini ora, signore» disse Langdon «ma, se il principe davvero non vuole che la sua fidanzata corra dei pericoli, allora le consiglio di ascoltarmi attentamente.» Fece una pausa, poi riprese a parlare in tono più deciso. «Edmond Kirsch è stato ucciso per impedire che la sua scoperta fosse resa pubblica. E chiunque lo abbia messo a tacere non si fermerà davanti a niente pur di concludere la sua opera.»
«È già conclusa» ribatté Fonseca in tono sprezzante. «Edmond Kirsch è morto.»
«Ma la sua scoperta no» replicò Langdon. «La presentazione di Edmond è viva e vegeta e può essere ancora rivelata al mondo.»
«Ed è per questo che siete venuti a casa sua» ipotizzò Díaz. «Perché credete di poterla trasmettere.»
«Esatto» rispose Langdon. «Ed è questo che ha fatto di noi dei bersagli. Non so a chi sia venuto in mente di diffondere un comunicato in cui si afferma che Ambra è stata rapita, ma è evidente che si tratta di qualcuno che farebbe qualunque cosa pur di fermarci. Quindi se voi siete tra le persone che stanno tentando di sotterrare per sempre la scoperta di Edmond, allora non dovete fare altro che gettare giù subito da questo elicottero me e la signorina Vidal, finché ne avete l’opportunità.»
Ambra guardò Langdon come se fosse impazzito.
«Se invece» proseguì Langdon «il vostro giuramento di guardie reali vi impone il dovere di proteggere la famiglia reale, compresa la futura regina di Spagna, allora dovete rendervi conto che in questo momento non esiste posto più pericoloso per la signorina Vidal di un Palazzo che ha appena fatto un annuncio pubblico che ne ha quasi provocato la morte.» Infilò una mano in tasca e tirò fuori un cartoncino in trama di lino con un’elegante intestazione a rilievo. «Vi suggerisco di portarla all’indirizzo segnato in fondo a questo biglietto.»
Fonseca lo prese e lo studiò, corrugando la fronte. «È ridicolo.»
«C’è un recinto di protezione intorno a tutta la proprietà» disse Langdon. «Il vostro pilota può atterrare, lasciare giù noi quattro e rialzarsi in volo prima che qualcuno si renda conto che siamo lì. Conosco il responsabile. Possiamo nasconderci lì, al sicuro, finché non risolviamo questa faccenda. Voi potete accompagnarci.»
«Mi sentirei più tranquillo in un hangar militare all’aeroporto.»
«Davvero volete affidarvi ai militari, che probabilmente prendono ordini dalle stesse persone che hanno appena cercato di uccidere la signorina Vidal?»
L’espressione impassibile di Fonseca non cambiò nemmeno per un attimo.
Ad Ambra frullarono in testa mille pensieri, mentre cercava di capire che cosa ci fosse scritto sul biglietto. “Dove vuole andare Langdon?” La sua improvvisa determinazione pareva implicare che non si trattava solo di mettere al sicuro lei. Aveva avvertito un rinato ottimismo nella sua voce e intuì che non aveva ancora rinunciato alla speranza di riuscire a lanciare in qualche modo la presentazione di Edmond.
Langdon riprese il biglietto in trama di lino dalle mani di Fonseca e lo porse ad Ambra. «L’ho trovato nella biblioteca di Edmond.»
Ambra lo osservò e capì subito di cosa si trattasse.
Quelle raffinate “schede di prestito” o “d’archivio” in rilievo, che servivano come contrassegno, venivano date dai conservatori dei musei ai donatori in cambio di un’opera d’arte in prestito temporaneo. Di solito venivano stampate in due copie identiche, una messa in mostra nel museo per ringraziare il donatore e l’altra conservata dal donatore come garanzia per l’opera che aveva prestato.
“Edmond ha prestato il suo volume delle poesie di Blake?”
Stando a quanto c’era scritto sulla scheda, il libro di Edmond si era allontanato solo di pochi chilometri dal suo appartamento di Barcellona.
LE OPERE
DI WILLIAM BLAKE
Dalla collezione privata di
EDMOND KIRSCH
In prestito a
LA BASÍLICA DE LA
SAGRADA FAMÍLIA
Carrer de Mallorca 401
08013 Barcellona (Spagna)
«Non capisco» disse Ambra. «Perché un ateista dichiarato dovrebbe prestare un libro a una chiesa?»
«Non una chiesa qualunque» ribatté Langdon. «Il capolavoro architettonico più enigmatico di Gaudí…» Indicò fuori dal finestrino, dietro di loro in lontananza. «Che ben presto sarà la chiesa più alta d’Europa.»
Ambra si voltò a guardare in direzione nord. In lontananza – circondate da gru, impalcature e fari da cantiere – brillavano, illuminate, le torri incompiute della Sagrada Família, una serie di guglie perforate che sembravano gigantesche spugne di mare affioranti dai fondali dell’oceano.
La controversa basilica della Sagrada Família di Gaudí era in costruzione da più di un secolo, dato che poteva contare solo sulle donazioni private dei fedeli. Criticata dai tradizionalisti per la strana forma organica e l’uso di una “progettazione biomimetica”, la chiesa era stata osannata dai modernisti per la fluidità strutturale e le forme “iperboloidi” usate per riflettere il mondo naturale.
«Ammetto che è insolita» disse Ambra tornando a voltarsi verso Langdon «ma è pur sempre una chiesa cattolica. E tu conosci Edmond.»
“Lo conosco sì, Edmond” pensò Langdon. “Abbastanza da sapere che lui era convinto che la Sagrada Família nascondesse un disegno e un simbolismo che vanno ben oltre il cristianesimo.”
Fin dalla posa della prima pietra della bizzarra chiesa, nel 1882, si erano diffuse molte teorie del complotto a proposito dei suoi portali misteriosamente pieni di codici, delle colonne elicoidali ispirate al cosmo, delle facciate cariche di simboli, dei quadrati magici intagliati e della spettrale costruzione “scheletrica”, che richiamava palesemente immagini di ossa ritorte e tessuti connettivi.
Langdon era a conoscenza di quelle teorie, naturalmente, ma non vi aveva mai dato molto credito. Qualche anno prima, però, Edmond aveva sorpreso Langdon confessandogli di essere uno di quei sostenitori di Gaudí convinti che la Sagrada Família fosse stata segretamente concepita come una chiesa non cristiana, forse addirittura come un tempio mistico alla scienza e alla natura.
Langdon aveva trovato quella teoria improbabile e rammentato a Edmond che Gaudí era un cattolico devoto: il Vaticano lo stimava così tanto da definirlo “l’architetto di Dio” e valutarne persino la beatificazione. Il progetto insolito della Sagrada Família, gli aveva assicurato, non era altro che un esempio dell’originale approccio modernista di Gaudí al simbolismo cristiano.
Edmond aveva risposto con un sorriso schivo, quasi volesse tenere nascosta qualche misteriosa tessera del puzzle che non era ancora disposto a rivelare.
“Un altro segreto di Kirsch” pensò in quel momento Langdon. “Come la sua battaglia contro il cancro.”
«Anche se Edmond avesse davvero prestato il suo libro alla Sagrada Família» continuò Ambra «e anche se riuscissimo a trovarlo, non ce la faremmo mai a individuare il verso giusto leggendolo pagina per pagina. E dubito davvero che Edmond abbia usato un evidenziatore su un volume prezioso.»
«Ambra? Guarda un po’ sul retro della scheda» replicò Langdon con un sorriso sereno.
Lei abbassò lo sguardo sul cartoncino, lo girò e lesse il testo sul retro.
Poi, con un’espressione incredula, lo rilesse.
Quando i suoi occhi tornarono a posarsi su Langdon, erano pieni di speranza.
«Come dicevo» concluse Langdon sempre sorridendo «credo proprio che dovremmo andare là.»
L’espressione entusiasta di Ambra si smorzò con la stessa rapidità con cui era comparsa. «C’è ancora un problema, però. Anche se trovassimo la password…»
«Lo so… abbiamo perso il cellulare di Edmond, e questo significa che non possiamo contattare Winston e comunicare con lui.»
«Esatto.»
«Credo di poter risolvere questo problema.»
Ambra lo fissò con un’aria scettica. «Scusa?»
«Ci basta solo trovare Winston… il computer creato da Edmond. Se non abbiamo più la possibilità di accedere a lui da remoto, dovremo portare la password a Winston di persona.»
Ambra lo guardò come se fosse impazzito.
«Mi hai detto che Edmond ha costruito Winston in un centro segreto.»
«Sì, ma potrebbe trovarsi in qualsiasi parte nel mondo.»
«No. È qui a Barcellona. Deve essere qui. Barcellona è la città dove Edmond abitava e lavorava. E la creazione di questa macchina dall’intelligenza bionica è stata uno dei suoi progetti più recenti, quindi ha senso che Edmond lo abbia costruito proprio qui.»
«Robert, anche se tu avessi ragione, è come cercare un ago in un pagliaio. Barcellona è una città enorme. Sarebbe impossibile…»
«Io so come trovare Winston» disse Langdon. «Ne sono certo.» Sorrise e indicò la distesa di luci della città sotto di loro. «Sembrerà folle, ma questa veduta aerea di Barcellona mi ha appena aiutato a capire una cosa…» Lasciò la frase in sospeso, guardando fuori dal finestrino.
«Ti dispiacerebbe spiegarti meglio?» gli chiese Ambra impaziente.
«Avrei dovuto capirlo prima» rispose lui. «C’è una cosa di Winston… un enigma che mi ha tormentato per tutta la sera. Penso di esserci arrivato finalmente.»
Langdon lanciò un’occhiata circospetta alle guardie reali, poi abbassò la voce chinandosi verso Ambra. «Riesci a fidarti di me sulla parola?» le chiese sussurrando. «Credo di sapere come trovare Winston. Il problema è che trovare lui non servirà a niente senza la password di Edmond. In questo momento dobbiamo concentrarci a individuare quel verso poetico. E la Sagrada Família è il posto dove abbiamo più probabilità di riuscirci.»
Ambra osservò a lungo Langdon, perplessa. Poi, con un cenno del capo, si girò verso la cabina davanti a sé e gridò: «Fonseca! Per favore, dica al pilota di tornare indietro e di portarci subito alla Sagrada Família!».
Fonseca si voltò e la guardò storto. «Signorina Vidal, come le ho già detto, ho l’ordine di…»
«Fonseca» lo interruppe la futura regina di Spagna, sporgendosi in avanti per fissarlo negli occhi. «Ci porti subito alla Sagrada Família, oppure la prima cosa che farò quando tornerò sarà farla licenziare.»